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Governance dell'AI, bias, privacy: JAKALA ottiene la Certificazione ISO/IEC 42001

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Pubblicato su 15 settembre 2026

Governance dell'AI, bias, privacy: JAKALA ottiene la Certificazione ISO/IEC 42001
Come racconta Marco Di Dio Roccazzella in questa intervista, JAKALA è tra le prime realtà in Italia ad aver ottenuto la certificazione internazionale per la governance dell'AI

JAKALA è tra le pochissime realtà in Italia ad aver ottenuto la certificazione ISO/IEC 42001, il primo standard internazionale per la governance dell'Intelligenza Artificiale. Un risultato che racconta molto di più di un adempimento: è il frutto di un lavoro congiunto tra chi progetta i sistemi – data scientist, data engineer, architetti AI – e chi ne definisce i confini di responsabilità – legal, compliance, data protection. Due competenze diverse che si sono incontrate per costruire, insieme, un modo nuovo di lavorare con l'AI.

Arriva in un momento in cui temi come il bias algoritmico, la privacy dei dati dei consumatori e l'allineamento all'AI Act europeo sono sempre più centrali nel dibattito pubblico e nelle scelte di clienti e investitori. Per JAKALA, che tratta dati di consumo su scala e costruisce decisioni automatizzate – personalizzazione, targeting, loyalty – questo significa poter dimostrare, con un sistema certificato, che innovazione e responsabilità possono crescere di pari passo.

Ne abbiamo parlato con Marco Di Dio Roccazzella, Shareholder e General Manager di JAKALA.

Per chi non ne ha mai sentito parlare: cos'è la ISO/IEC 42001?

È il primo standard internazionale che tratta la gestione dell'Intelligenza Artificiale come una capacità d'impresa e non come un progetto tecnologico. La ISO definisce un sistema fatto di ruoli, processi, controlli, gestione del rischio, trasparenza, supervisione umana lungo tutto il ciclo di vita dei modelli. È la prima volta che il mondo si mette d'accordo su cosa significhi, concretamente, "governare l'AI". Per JAKALA è quasi la formalizzazione di un'idea che ripeto da sempre: l'AI non è una scatola di attrezzi da distribuire in azienda, è una capacità organizzativa che tiene insieme strategia, governance, dati, tecnologia, persone e processi. Ed è un'idea che in JAKALA non è rimasta sulla carta grazie al supporto di Enrico Bottacco, Managing Director, Corporate Affairs & Sustainability, e al suo team, che hanno guidato la costruzione metodologica e organizzativa di tutto il percorso.

JAKALA lavora nativamente con l'AI. Perché proprio noi dovremmo farci certificare su come governare l'AI?

Proprio perché ci viviamo. Un'organizzazione è come una nave già in mare: non può fermarsi per riprogettarsi, deve continuare a navigare mentre evolve, e più la nave è veloce, più è importante saperla gestire. Per un'azienda che industrializza l'AI su scala, per sé e per i propri clienti, l'AI non gestita è una fragilità. La governance è ciò che ci permette di andare forte senza perdere la rotta: certificarci è stato un atto di execution, perché non scali ciò che non sai gestire.

In concreto, come ha cambiato la 42001 i nostri processi di lavoro con l'AI? Cosa facevamo prima e come lo facciamo ora?

Prima la governance dell'AI c'era, ma era implicita: era affidata alla competenza delle persone, progetto per progetto. Con la 42001 abbiamo creato un sistema di policy e di metodologie che non dipende dal singolo. Grazie a un percorso strutturato siamo passati dalla buona pratica alla capacità ripetibile, puntando su metodo, scalabilità e impatto.

Oggi, la vera domanda non è più se un'azienda utilizzi l'AI, ma se sia in grado di governarla in modo affidabile e sicuro

Siamo partner di Anthropic. Che rapporto c'è tra questa partnership e la certificazione?

È la stessa scelta fatta due volte in modi diversi. Anthropic è un laboratorio di frontiera costruito attorno all'idea che la sicurezza dell'AI sia parte del prodotto, non un accessorio. Non abbiamo scelto prima un partner e poi aggiunto la governance come cornice: abbiamo scelto un partner il cui DNA è l'AI responsabile. La 42001 è il modo in cui JAKALA dimostra quanta importanza dà alla sicurezza. La partnership ci permette di avere capacità di frontiera, che stiamo mettendo a terra anche attraverso progetti internazionali di AI agentica; la certificazione dimostra che quella capacità la sviluppiamo in modo strutturato e responsabile. Capacità e responsabilità sono le due facce della stessa visione: scalare, ma scalare bene.

Un tema molto discusso oggi è il bias negli algoritmi. Come la 42001 vi aiuta a gestirlo concretamente?

Il bias non è un bug che si corregge una volta e si archivia: è un rischio che va monitorato lungo tutto il ciclo di vita del modello, perché i dati cambiano, i contesti d'uso cambiano, e un modello "pulito" oggi può comportarsi diversamente domani. Con la 42001 abbiamo formalizzato controlli specifici fin dalla progettazione: valutazione dei dataset di addestramento, test di equità prima del rilascio e monitoraggio continuo dei risultati in produzione. È un approccio preventivo, non correttivo: l'obiettivo è rendere il rischio visibile e misurabile fin dall'inizio, così da poterlo gestire con metodo, invece che affidarlo alla sola buona fede di chi ha scritto il codice.

JAKALA ha aderito subito all'AI Pact (iniziativa volontaria della Commissione Europea) e oggi abbiamo ottenuto la certificazione 42001. Questo percorso che vantaggio ci offre sul mercato?

Il vantaggio più importante è l'essere già pronti. L'AI Pact è l'adesione volontaria e anticipata ai princìpi dell'AI Act europeo; la 42001 è il sistema di gestione che rende anche quei principi operativi. Sul mercato questo fa la differenza in modo molto concreto: nelle gare, nelle qualifiche fornitore, nelle due diligence clienti e investitori la vera domanda, oggi, non è più se un'azienda utilizzi l'AI, ma se sia in grado di governarla in modo affidabile, sicuro e verificabile.

E ora, quali saranno i prossimi passi?

La 42001 non è un punto d'arrivo, è un sistema che va fatto crescere quindi continueremo a rafforzare la gestione del rischio, la consapevolezza sugli impatti e la capacità di monitorare l'evoluzione dell'AI in modo responsabile. Perché il futuro dell'AI non lo deciderà la tecnologia da sola, ma la nostra capacità di navigare il cambiamento con visione, responsabilità e scopo.